Scrittura automatica: la mia prima esperienza

Non si sa chi per primo abbia utilizzato e diffuso le tecniche ma il termine scrittura automatica fu usato per la prima volta nel 1861 da Allan Kardec . Considerato il padre dello spiritismo francese, riteneva che la scrittura automatica fosse il mezzo più semplice e più completo per poter stabilire relazioni con gli spiriti, [cit.Wikipedia]. Per quanto mi riguarda, la prima esperienza con questa tecnica risale a Gennaio 2002 e non è stata così piacevole come immaginavo.

Monica, una ragazza conosciuta qualche mese prima, mi aveva invitata a una serata fra amiche all’interno del suo negozio, luogo usato spesso per le sue magherie (come le chiamava lei). Appena arrivata mi ha presentata alle altre – Simona e Maddalena – ma la sensazione di non essere solo in quattro mi ha assalita immediatamente rendendomi molto nervosa. Monica mi ha spiegato di aver creato un piccolo gruppo perchè più eravamo più energia creavamo. Peccato che io non avevo la minima idea di cosa avremmo fatto né che quella sarebbe stata la mia prima esperienza con la scrittura automatica. Sinceramente ero un po’ spaventata ma le altre ragazze sembravano tranquille e verso di me si dimostravano gentili e disponibili, così mi sono lasciata trascinare in quella strana avventura.

Carta, penna e…

Simona ha preparato carta e penna e dopo pochi secondi ha iniziato a scrivere…in spagnolo! Appena ha appoggiato la penna sul foglio le parole hanno iniziato a formarsi proprio davanti ai miei occhi, nero su bianco. Si è presentata un’entità di nome Dusca dicendo di essere legata a una di noi quattro. Inizialmente ha dato qualche messaggio a Simona e a Monica – anche se non li ricordo affatto – poi si è rivolta direttamente a me. In breve mi ha consigliato di non avere paura dell’ignoto e che avrei dovuto proseguire il mio cammino per scegliere la mia strada. Mi ha poi rassicurata svelandomi che durante la notte qualcuno veglia il mio sonno, mi protegge e mi accarezza la testa. Ho ricevuto altri messaggi rassicuranti ma sapere che qualcuno la notte mi protegge mi ha dato da pensare… in fondo, da cosa dovevo essere protetta?

Quando poi le ragazze mi hanno proposto di provare a scrivere mi sono rifiutata categoricamente, ero troppo nervosa e non me la sentivo proprio. Vista però la loro insistenza, alla fine ho accettato e appena l’attenzione si è spostata su di me è arrivato il gelo. Quando la penna ha iniziato a muoversi io ho iniziato a tremare così forte da non riuscire né a scrivere né a parlare. Ho abbandonato presto l’esperimento. Nonostante il riscaldamento acceso ho dovuto indossare il piumino e rintanarmi in un angolo del bancone per terminare la serata da spettatrice… più o meno.

Una folla di entità

All’interno del negozio c’era una gran folla di entità e tutti mi fissavano. Anche Simona percepiva la loro presenza ma, a quanto pare, ero l’unica a vederli distintamente. Era come se stessero aspettando silenziosamente il loro turno per comunicare con noi. Un uomo mi ha colpita particolarmente, sembrava vestito da contadino, con abiti d’altri tempi, abbastanza alto, magro – anzi, più che altro deperito dagli stenti e dalla fatica – con il volto scavato e lo sguardo triste. Aveva capelli corti e neri, completamente spettinati, crespi, impolverati, come se avesse attraversato una nube di polvere bianca senza più scrollarsela di dosso. Sentivo il suo sguardo su di me. Mi fissava con quei suoi occhi nocciola, quell’aria rassegnata e dolorosamente triste. Era come se volesse chiedermi aiuto. L’unico problema è che io non avevo la più pallida idea di come aiutarlo o di come comunicare con lui.

Simona ha cercato di rassicurarmi confessandomi di vedere una luce bianca alle mie spalle. Qualcuno mi stava proteggendo e non avrei dovuto preoccuparmi di nulla. Il mio primo pensiero però è stato (e cito testualmente il mio cervello): “seee! Qualcuno mi veglia, qualcuno mi protegge, ma da cosa esattamente? Tutti mi ripetono che devo stare tranquilla e non devo avere paura di questo mondo. Che nessuno mi può toccare se non lo voglio ma, come tutti sanno, tranquillo non è finito bene” Quando sono rientrata a casa, dopo la mezzanotte, ero a dir poco stravolta. Durante la notte ho tremato, sudato freddo e sognato luoghi strani, indefiniti, con esseri estranei. Sentivo persino una voce ripetere continuamente “in cantina…in cantina…in cantina” (ma questa è un’altra storia). Il tutto ovviamente condito da un mal di testa allucinante che mi ha accompagnata fino al mattino successivo.

Evitate di iniziare da soli

Se posso permettermi, il mio primo consiglio è di evitare di questa esperienza. Cercare un contatto tramite la scrittura può aprire porte difficili da chiudere. Ricordatevi che le entità che si presenteranno durante il contatto, tenderanno a restare ancorate a voi o al luogo. Anche per questo vi sconsiglio caldamente di scrivere in casa vostra, o in un abitazione in genere. Il luogo in cui si vive deve essere sacro e inviolabile. Se proprio volete provare, fatelo con persone che hanno già esperienza, soprattutto se siete spaventati come lo ero io ai tempi. Quando si è molto emotivi, si tende ad avere una certa sensibilità alle energie di cui non siete consapevoli. Si crea così un collegamento con queste energie residuali (o entità se preferite) che potrebbe aprirvi a un mondo, per chi è alle prime esperienze, difficile da comprendere e da gestire.

Meglio in gruppo

Il secondo consiglio? Scrittura automatica in gruppo. E’ il modo migliore per creare le energie necessarie, affinchè si possa effettivamente comunicare con le entità che abbiamo intorno al momento. Il collegamento è più difficile da ottenere se siete da soli, e più pericoloso, a meno che non abbiate un canale aperto come i medium. Inoltre, in gruppo, si ha meno paura e si è meno condizionati da energie ed emozioni negative.

Come ultimo consiglio vi esorto alla leggerezza e non vi sto chiedendo di essere sprovveduti o avventati ma di prendere l’esperienza per quello che è: un tentativo di contatto con eventuali entità che vogliono comunicare con noi in quel momento. E’ indispensabile provare questa esperienza – se proprio dovete – quando non siete oppressi da carichi emotivi dovuti a perdite o lutti, nella speranza di ricevere consigli mirati sulla vostra situazione. Non sperate di comunicare con i vostri cari defunti perchè è molto difficile parlare con le entità che vivono realmente dall’altra parte. Quasi sempre, si tratta di entità residuali da cui, per ovvi motivi, non possiamo ricevere le risposte che cerchiamo.

Siete davvero pronti?

La scrittura automatica è una strana esperienza. Apre la porta di casa nostra ad entità estranee. E’ una tecnica di comunicazione che può rivelarsi pericolosa per la nostra salute energetica. Non posso obbligarvi ad evitarla ma vi consiglio di farlo con cognizione di causa. Ricordate che con le energie non si scherza e, anche in questo ambito, è meglio prevenire che curare. Incoscienza e ignoranza non pagano mai!

E questa è stata la mia prima volta e, ovviamente, non è stata l’ultima. A voi com’è andata? Avete provato da soli o in compagnia?