Religione e Spiritualità: due vie complementari ma che, non necessariamente, camminano a braccetto. Due argomenti complessi da trattare ma assolutamente inevitabili da affrontare. Religione non è sinonimo di spiritualità ma siamo talmente abituati a considerare la nostra vita spirituale legata alla pratica di una religione che, quando cerchiamo di guardare oltre, le nostre credenze e la nostra fede sono le prime ad essere messe in discussione e, di conseguenza, a metterci in crisi.

Buddha paragona la religione alla barca che serve per attraversare il fiume. Quando è servita allo scopo, va messa da parte e lasciata,

perché portarla con se servirebbe soltanto ad appesantire il cammino.

RELIGIONE E FEDE

Dai nove anni in poi non mi si può certo definire una cattolica praticante – non nel senso classico del termine – ma la mia fede, nonostante fossi una bambina piena di dubbi e di domande, è sempre stata incrollabile e il mio rapporto con Dio era contraddistinto da un lungo monologo giornaliero da parte mia e, in risposta, segni da me facilmente riconoscibili da parte sua.
In tanti anni, mai una volta ho dubitato della sua presenza, della sua protezione, della sua guida o del suo ascolto e perciò non ho mai sentito il bisogno di andare in chiesa per sentirlo accanto a me. Come ho potuto constatare però, le prime domande e i primi dubbi che ti vengono quando cominci a scavare dentro te stessa per cercare la verità, riguardano ovviamente la religione in cui crediamo, a cui apparteniamo e la nostra fede.
Nonostante l’argomento incuta un certo “timore” è inutile sperare di riuscire a glissarlo, soprattutto in questo contesto, perché il primo grande stop lungo la nostra ricerca spirituale ci viene dato proprio dalla religione che pratichiamo e da ciò in cui crediamo.
Ci dimentichiamo troppo spesso che religione non è sinonimo di spiritualità ma siamo talmente abituati a considerare la nostra vita spirituale legata alla pratica di una religione che, quando cerchiamo di guardare oltre, le nostre credenze e la nostra fede sono le prime ad essere messe in discussione e, di conseguenza, a metterci in crisi.

APPARTENERE A UNA RELIGIONE E’ UNA SCELTA LIBERA?

Anch’io sono cresciuta con la messa della domenica, le lezioni di catechismo, le preghiere prima di andare a dormire e un crocifisso appeso in camera, e al mio collo ma, ad un certo punto, sono stata costretta a pormi qualche domanda. Ero davvero disposta ad accettare incondizionatamente una religione, per di più imposta, che:

  1. non ammette la reincarnazione quando io stessa ricordo alcune delle mie vite passate;
  2. non ammette la vita dopo la morte quando io, con i miei occhi, potevo vedere moltissime entità;
  3. mi invita a sentirmi una nullità, un peccatore vita natural durante alla mercee di un Dio che giudica e punisce.

No! Direi proprio di no. Così è iniziata la mia crisi religiosa che ha condizionato un periodo della mia vita piuttosto pesante e pieno di contraddizioni e di domande senza risposta. Poi, quando mi sono resa conto di non trovare nessun riscontro e nessuna soluzione nella religione cattolica, ho rivolto la mia attenzione su altri credi, come il buddhismo.

Il passaggio da cristianesimo a buddhismo è quasi automatico, dopo il proprio “risveglio”, in quanto fornisce una spiegazione plausibile sulla vita dopo la morte, sulla reincarnazione e sulla legge del karma. Purtroppo, nonostante l’entusiasmo iniziale, mi sono accorta subito di quanto fosse difficile abbandonare le abitudini e gli schemi mentali legati a vent’anni di condizionamenti cattolici. alla fine ho pensato di usarle entrambe, dopotutto chi ha detto che non si può appartenere a due credi diversi?

IL VERO SCOPO

Ho continuato a leggere, sulle varie religioni, per cercare di capire il loro punto di origine, il perché di tante differenze e quale fosse il loro vero scopo e, alla fine, ho compreso la mia prima verità: tutte sono nate per lo stesso bisogno e tutte servono allo stesso scopo.
Sulla terra coesistono molte religioni, alcune delle quali sono suddivise in ulteriori credi. Lo stesso cristianesimo infatti si divide in cattolicesimo, protestantesimo, ortodossia, mormonismo e testimoni di Geova. Possiamo ulteriormente classificarle anche in base a chi, o cosa, adorano – monoteiste, politeiste, animiste ecc. – ma in ogni civiltà, in ogni cultura, in ogni tempo, riscontriamo soprattutto quanto l’uomo abbia bisogno di credere in qualcosa o in qualcuno più grande di lui.
Qualunque libro di storia ci riporta testimonianze di sacrifici e riti propiziatori per garantirsi il raccolto, per vincere guerre, per scongiurare malattie e per qualunque tipo di protezione dall’ira del Dio, o degli Dei, in carica al momento e, in moltissime culture, ricorre la credenza di una lotta fra il bene e il male.

LA NECESSITÀ DI CREDERE

Comunque la mettiamo sembra che per andare avanti, per vivere in questo mondo, noi abbiamo bisogno di affidarci ad una forza divina che ci protegga e che ci dia la speranza di un futuro migliore ma, da dove nasce questa necessità?
Forse, già migliaia di anni fa, sentivamo inconsciamente di non essere soli, di far parte di un disegno più grande e che potesse esistere una forza divina a cui rivolgersi; forse, la vita qui è sempre stata talmente dura, che l’unico modo per andare avanti era credere in forze che potessero condizionare tutto ciò che accadeva; oppure, per l’uomo è sempre stato più facile attribuire doni e catastrofi all’operato di un eventuale Dio, piuttosto che prendersi la responsabilità della propria esistenza, delle proprie scelte e del proprio destino.

In ogni caso, sembra che credere in una religione, porti speranza, protezione e salvezza e il motivo per cui ce ne sono tante dipende ovviamente dal fatto che i vari credi si siano dovuti adattare alla cultura in cui sono nati, non si poteva certo pensare che miliardi di persone la pensassero tutte allo stesso modo!
Personalmente ritengo che non ci sia una religione più giusta delle altre ma che tutte contengano una parte di verità. Credo siano nate per dare a noi la spinta interiore di cercare, coltivare e mantenere la nostra fede, la nostra parte spirituale, e per ricordarci ciò di cui siamo capaci: amore, compassione, tolleranza e perdono.

FEDE E RELIGIONE: 2 SIGNIFICATI DIVERSI

Quando si mette in dubbio il proprio credo si comincia a comprendere la differenza fra la pratica religiosa e la fede e, di conseguenza, che quest’ultima non è necessariamente legata ad una religione ma è l’interazione assolutamente personale con la nostra parte spirituale, con ciò che noi riteniamo sacro. In pratica, una persona può essere molto più spirituale, ed avere una fede molto più salda, di chi pratica una religione per conformarsi semplicemente a ciò che gli è stato insegnato.

L’etimologia della parola religione non è ben chiara: alcuni sostengono che derivi dal verbo latino religàre, cioè legare, vincolare l’uomo alla divinità, o vincolare gli uomini di una comunità, alle stesse leggi e allo stesso culto; altri sostengono che derivi dal verbo relegare, cioè allontanare, dividere, che sottolinea la separazione fra le cose sacre e quelle profane.
Il nostro vocabolario definisce una religione come un complesso di credenze, comportamenti, atti rituali e culturali mediante cui, un gruppo umano, esprime un rapporto con il sacro.
Questa definizione ci conferma che la religione non è sacra ma ci da semplicemente i mezzi per avvicinarci alla nostra spiritualità, quindi non etichettiamo chi appartiene a credi diversi o chi non crede affatto, qui non si mette in dubbio il collegamento con ciò che si ritiene sacro ma solo il mezzo che si adopera.

UNA GRANDE STRUTTURA

Generalmente, gli uomini che aderiscono ad una religione, sono paghi dell’etichetta formale, ritenendo che ciò basti per farli credenti. Purtroppo evitano di porsi eventuali interrogativi perché da loro si esige soltanto adesione e accettazione. Fortunatamente, questo sistema può andare bene per molti ma non per tutti. Uscendo mentalmente dai parametri prefissati e dalle influenze religiose e culturali subite, si può comprendere che la ricerca della propria spiritualità va oltre il credere o il non credere in un Dio e va oltre l’appartenenza e la pratica di un culto religioso.

Sfortunatamente i condizionamenti imposti dalla nostra società sono estremamente difficili da eludere e ci sono ancora troppe persone che si arrogano il diritto di giudicare la bontà, i meriti e la spiritualità di qualcuno, solo dal fatto che sia più o meno integrato nella comunità, che appoggi e condivida le scelte e le idee della massa e dal fatto che non si comporti in modo diverso. Tuttavia, basterebbe ricordare a sè stessi, una volta ogni tanto, che il valore di una persona si misura nella sua gentilezza, nella sua compassione per tutti gli esseri viventi, nell’amore che prova per gli altri e non dal numero di volte che va in chiesa.
Troppe volte ci dimentichiamo che le nostre credenze, i nostri rituali, servono esclusivamente ad unire più persone che credono nello stesso Dio e che senza la nostra fede non potrebbe esistere nessuna religione.

La nostra storia ci porta una testimonianza piuttosto cruda su ciò che l’uomo sia stato in grado di fare, e dire, in nome della religione, della chiesa e di Dio, proclamandosi giudice ed esecutore, e investendosi di un potere che, di sicuro, non ha mai ricevuto da nessuno se non da se stesso ma, sbagliare è umano e noi siamo qui anche per questo e, il “potere”, si sa, spesso fa uscire la parte peggiore di noi.
In passato siamo stati fin troppo addomesticati e condizionati, per ignoranza, per paura o per imposizione, a credere a tutto ciò che ci veniva raccontato, dimenticando che qui, sulla terra, siamo tutti uomini, siamo tutti uguali e l’unica verità sul “nostro Dio” la possiamo cercare solo dentro noi stessi, attraverso la nostra fede e la nostra spiritualità.
La religione è una struttura creata dall’uomo per l’uomo e non è Dio, è semplicemente uno dei mezzi di comunicazione fra noi e lo spirito, ed è assolutamente giusto usufruirne se ne sentiamo la necessità così com’è giusto credere nel Dio che preferiamo coltivando la nostra fede nel modo che più ci aggrada. Allo stesso modo è altrettanto giusto dare alle religioni il peso opportuno per relegarle secondo la loro reale importanza, imparando a non usarle come giustificazione o come fine, nel bene come nel male.

Ora la domanda è: avete davvero bisogno di una “struttura” per coltivare la vostra fede e sentire che il Dio, in cui credete, vi sta accanto in ogni momento?