Romanì…un nome che racchiude un insieme di popoli antichi, dialetti, tradizioni, il cui senso in passato non aveva nulla di spregiativo e che tutt’oggi mantiene un alone di magia…. una magia che a volte può spaventare. Chi di noi non ha un po’ di timore ad entrare in contatto diretto con loro? Mi riferisco ovviamente al mistero di cui sono intrisi, al loro mondo così lontano dal nostro e alla presunta e famigerata capacità di lanciare maledizioni.

Questa è la mia esperienza con una zingara che di energie e maledizioni sapeva il fatto suo. Sono trascorsi molti anni da quell’incontro ma lo ricordo come se fosse ieri…

Una carissima amica – che chiamerò M – chiese il mio aiuto per un fatto accadutole qualche giorno prima. Nonostante al telefono non mi diede spiegazioni, mi precipitai immediatamente a casa sua perchè in vent’anni non l’avevo mai sentita così spaventata. Arrivata da lei mi resi conto che era più agitata di quanto avessi immaginato e le domandai il motivo di tale turbamento.

M mi spiegò che qualche giorno prima, al suono del citofono, aprì la porta convinta di trovare il postino, ma davanti a lei c’era una donna piuttosto anziana – una zingara per la precisione – che senza darle il tempo di replicare le disse ”tu e tuo marito avete il malocchio e per questo non riuscite ad avere figli”. La zingara chiese di entrare in casa promettendo di aiutarla, ma M rifiutò. Inspiegabilmente riuscì ad entrare comunque perchè pochi secondi dopo si accomodò nel suo soggiorno e M non fu mai in grado di spiegare come fosse potuto accadere. La zingara affrontò il tema del malocchio e per dimostrare la veridicità delle sue parole chiese a M di fare 3 nodi ad un filo di lana e di tirare poi i capi del filo che, a quanto disse M, magicamente si sciolsero. Poi le chiese un suo capello, ma M rifiutò, o almeno così credette. I minuti successivi non lasciarono in lei alcun ricordo e nel progredire del racconto la confusione e l’agitazione si tramutarono in terrore, ed io iniziai a preoccuparmi seriamente. Inoltre la zingara precisò che il malocchio le era stato inflitto da un parente invidioso della felicità sua e di suo marito e che non voleva avessero discendenti. M era turbata dal fatto che effettivamente in quel perido stavano cercando di avere un figlio, ma senza risultati, quindi la zingara aveva centrato una reale preoccupazione.

Mentre mi raccontava tutto questo la zingara mi apparve al centro del soggiorno. La mia amica era seduta sul divano e io sulla sedia di fronte a lei – la stessa sedia scelta dalla zingara – e potevo vedere la donna proprio accanto a noi così nitidamente da fornire a M una descrizione dettagliata del suo aspetto… così dettagliata che, molto ingenuamente, mi chiese <si, è lei, ma la conosci anche tu?>, <no M, lei è qui con noi, adesso>.

M proseguì il racconto. La zingara si era fatta promettere di incontrarsi il giorno successivo, per togliere il malocchio con una piccola spesa di 50 euro. Temendo la solita truffa M non andò all’appuntamento e nei giorni successivi smise di pensarci… almeno fino alla notte precedente, durante la quale ebbe la sensazione che qualcosa le fosse caduto sulla testa, come un colpo di una mano. Dal quel momento non riuscì più a dormire, né a sentirsi tranquilla.

Le chiesi se la donna le avesse regalato qualcosa e, solo allora, si ricordò di un santino incorniciato che aveva riposto nel cassetto del comodino, proprio di fianco al letto, per poi dimenticarsene completamente. Andai dritta dritta in camera sua, aprii il cassetto, e quando toccai il quadretto avvertii un immediato dolore al braccio, dai polpastrelli al gomito, come se mille spilli mi si conficcassero nella pelle. Infilai il santino in un sacchetto, ricoprendolo di sale grosso, quindi ci lavammo le mani con acqua e sale per riportare le energie al loro equilibrio naturale. Rassicurai M che dal quel momento ci avrei pensato io e che la zingara non le avrebbe più dato fastidio. O almeno così speravo.

Sinceramente non mi era mai capitato nulla del genere ma apparentemente sapevo come muovermi, sapevo che era giusto farlo, così mi lasciai guidare dall’istinto. Durante il viaggio di ritorno verso l’ufficio, nonostante il santino incriminato fosse nel punto più lontano da me, sentivo le punture degli spilli nella schiena. Presi subito un appuntamento con Don Fl’esorcista da cui andavo in caso di bisogno – ma mancavano ancora tre giorni all’incontro e per non lasciarlo in auto o portarmelo a casa, nascosi il santino in un angolo del cortile del mio luogo di lavoro. Sapevo che sarebbero stati tre giorni lunghissimi, ma non immaginavo che la questione si sarebbe conclusa la notte stessa.

Alle 315 mi svegliai di soprassalto perchè la zingara continuava a ripetermi: sei una mela marcia, sei una mela marcia, sei una mela marcia. Se mi addormentavo lei riprendeva come un disco rotto, con quella voce distorta da un ghigno malevolo, facendomi sussultare ogni volta. Dopo un tempo indefinibile riaprii gli occhi e la vidi ancora lì, in piedi al centro della stanza. Mi fissava con un’espressione inquietante e per riuscire a mandarla via iniziai a pregare disperatamente… pregai, e pregai, e pregai ancora, ma dopo una lotta che mi sembrò interminabile, io ero stremata e lei era ancora lì, immobile, a fissarmi. Scoraggiata dall’assenza di risultati mi abbandonai nuovamente all’istinto. Fu come se una vocina interiore mi suggerisse la soluzione: dal mio petto uscì un fascio di luce fortissimo che inondò la stanza e in pochi minuti, in qualche modo, disgregò l’immagine della zingara. All’improvviso tutto tornò tranquillo e io crollai, bisognosa di un sonno veramente ristoratore.

Nei giorni seguenti, a mente fredda, mi resi conto che per seguire quella vocina, per utilizzare la luce come metodo di pulizia e difesa energetica, avevo abbandonato le mie convinzioni e ciò in cui avevo creduto fino a quel momento. Il giorno dopo ricevetti una chiamata dalla mia amica M che, con mia grande gioia, mi informava di aver finalmente dormito bene e di sentirsi tranquilla e positiva come non le accadeva da tempo.

Ammetto che nella giornata del nostro incontro fui sommersa da molti dubbi: dopotutto chi ero io per stabilire con certezza i confini tra bene e male! E se la zingara avesse voluto davvero proteggerla? E se avessi fatto una grande cazzata disturbando certe energie, rischiando così di nuocere alla mia amica invece di aiutarla? Ma dopo quella visita notturna inaspettata tutti i dubbi e le incertezze si volatilizzarono perchè l’attacco della zingara nei miei confronti fu la prova che in lei non c’era nessuna buona intenzione.

La domenica andai comunque da Don F perchè, anche se la questione era già risolta, volevo la conferma di un esperto e, per amor di cronaca, dopo due mesi la mia amica rimase incinta. Oggi M è ancora felicemente sposata e alla prima gravidanza se ne è aggiunta una seconda. Non ha mai più avuto incontri sgradevoli.

Questo non è stato un incontro casuale, come i mille incroci di sguardi per strada, ma un evento fortemente voluto. Come abbiamo appurato nelle settimane successive questo incontro è stato programmato da un parente di M che ha pagato una zingara con le conoscenze necessarie per nuocere, e in grado di difendersi da coloro che le intralciassero i piani (in questo caso… io).

Quanto ho raccontato rappresenta uno dei primi attacchi psichici ricevuti e devo ammettere che, più della paura dell’evento stesso, a mettermi in crisi è stato ammettere che la preghiera non ha risolto nulla e tutte le mie convinzioni sono crollate. Per mesi mi sono chiesta perchè la preghiera non avesse funzionato e la luce avesse risolto la questione in pochi minuti. Da una semplice domanda è nato un dibattito interiore che mi ha portata a vivere un periodo di crisi religiosa: tutto ciò che credevo fosse la verità, tutto quello che la religione cattolica mi aveva insegnato fosse bene e male, si è frantumato in una notte e mi ci è voluto un bel po’ di tempo per riuscire a ricostruire il puzzle e comprenderne il senso.

Voi avete mai avuto un incontro particolare con una zingara? O un’ esperienza simile? Avete mai subito un attacco psichico di questa portata? Vi siete mai trovati nella condizione di “aiutare” qualcuno?