ESORCISMI

Ultimamente la parola esorcismo sembra tornata di moda e, il nostro paese, offre tante chiese in cui si svolge questa pratica. Nonostante lo scetticismo, la curiosità ci spinge a chiederci cosa succede veramente in quei luoghi. Messe, preghiere, canti, tanto incenso, acqua santa, forza bruta, voci da film horror e benedizioni personali… ecco la mia prima volta nella chiesa di un prete esorcista.

UNA GIORNATA SCIOCCANTE

Se state seguendo il mio blog, e avete letto Il mistero del male, saprete già che la mia paura più grande è sempre stata il MALE. Quello con la emme maiuscola, astratto, sfuggente, sconosciuto, affascinante e misteriosamente spaventoso. Quel male rappresentato dal Diavolo e dai Demoni. Un male a cui difficilmente puoi sottrarti, che credi sia quasi impossibile da annientare. Che a causa di quella pestifera legge di attrazione, mi è capitato d’incontrare, più e più volte. E quale luogo migliore, per affrontare le mie paure, di una chiesa in cui si praticano esorcismi? Giusto per restare fedele a uno dei miei motti preferiti – niente deve essere temuto, deve solamente essere compreso. Credo sia impossibile, per me, farvi capire a parole quanto sia stata scioccante quella giornata.

Era il 2001 quando, investita da un improvvisa botta di coraggio, accettai di accompagnare un amica bisognosa di una benedizione un po’ particolare. Arrivammo alla chiesa alle 8 del mattino e notammo immediatamente le prime stranezze. Innanzitutto, la giornata apparentemente serena, soleggiata e luminosa, si trasformò appena entrammo nel parcheggio della chiesa. Fummo sorprese da un vento assurdo che sembrava circondare esclusivamente l’edificio, per calmarsi improvvisamente a qualche metro dal piazzale su cui era costruito. La seconda cosa che mi colpì fu il numero impressionante delle persone presenti. Eravamo talmente tanti che dovemmo presentarci con almeno due ore di anticipo per ritirare il nostro numerino. Come al banco dei salumi del supermercato, avevamo il numerino per la benedizione personale.

La calma prima della tempesta

esorcismi

A parte questo, l’edificio appariva carino. Il piano terra ospitava il bar e un bazar di oggetti sacri che avresti potuto far benedire durante la messa del mattino. La chiesa vera e propria invece era al piano seminterrato, da cui si accedeva sia dall’interno sia dall’esterno, dal retro dell’edificio. Durante la sosta al bar, rimasi sorpresa dall’apparente allegria che aleggiava nel locale. C’era davvero tanta gente ma sembravano tutti più meno sereni e, fino a quel momento, tutti più o meno “normali”. Mentre entravamo buone buone in chiesa, fummo letteralmente pietrificate da un urlo agghiacciante. Lì per lì non sapevamo se guardarci intorno o guardare il pavimento, per la curiosità di vedere qualcosa e la paura di vedere troppo! Un attimo dopo realizzammo che proveniva da una ragazzina che cercava disperatamente di scappare. Fu bloccata da ben quattro ragazzoni, ma si dimenava talmente tanto che faticarono a tenerla.

La sollevarono da terra circondandole busto e gambe, come fosse un tappeto arrotolato, per portarla proprio là, dietro quell’unica porticina, nella stanza degli esorcismi. In quel momento realizzai di essermi infilata, volontariamente, in una situazione al quando sgradevole, ma ancora non immaginavo quanto. Il bello doveva ancora arrivare.Alle 1030 iniziò la messa e fin troppe persone manifestarono forti tremori in tutto il corpo… sembravano improvvisamente affetti dal morbo di Parkinson! La mia amica disse che stava iniziando la parte più brutta della giornata. Durante il rito del mattino, veniva fatta una prima scremata, o la prima mietitura, come la chiamava lei. A quel punto non sapevo se essere più spaventata o più confusa. Scremata? Mietitura?

…e l’odissea continua

Al termine della messa, il prete, passò tra noi agitando un grande incensiere. Il profumo dell’incenso naturale era buono ma il fumo saturò velocemente l’ambiente – stile camera a gas – e la gente iniziò a tossire. Considerata la quantità di incenso nell’aria non mi stupii più di tanto che quasi tutti iniziarono ad agitarsi, a respirare male e a brontolare. Poi, mi resi conto che, i brontolii erano quasi rabbiosi, sgradevoli, diretti malevolmente contro il prete e con un tono di voce alterato. Il caos vero e proprio si creò quando, abbandonato l’incensiere, prese il secchiello dell’acqua benedetta e, con l’aspersorio, fece “piovere” su tutti i presenti: chi già tossiva e imprecava impazzì letteralmente tentando di scappare, urlando, dalla presa dei ragazzoni che scortavano il prete.

A ogni suo passo la situazione peggiorava, acqua benedetta e incenso sembravano formule micidiali di insetticida e noi… cadevamo come mosche. Non riuscivo a smettere di pregare e la mia unica preoccupazione sembrava essere <Dio, ti prego, fa che non capiti a me!>. All’improvviso, un pensiero riempì inevitabilmente la mia mente <e se la mia amica inizia a tremare? E se si mette a urlare come una pazza? E se comincia a bestemmiare? E se ci portano nella stanzetta?>. Fortunatamente non successe nulla di tutto questo anche se metà della chiesa si mise a urlare bestemmiando, tentando la fuga e parlando con la “vocina” da horror. Molti di loro vennero “accompagnati” dietro “quella” porticina e iniziai seriamente a preoccuparmi. Anzi, diciamo la verità, fui proprio presa dal terrore e mi guardai bene dall’emettere anche un solo colpo di tosse nonostante l’incenso fosse davvero fastidioso.

Una pausa meritata

Per concludere in bellezza la mattinata, ci fu chiesto di pregare a voce alta per aiutare il prete nella pratica dell’esorcismo. Mentre lui cantilenava in latino, noi pregavamo e cantavamo, cantavamo e pregavamo, mentre gli altri urlavano e bestemmiavano, bestemmiavano e urlavano, fino a quando il rito non raggiunse l’apice e tutto sembrò calmarsi. Finalmente arrivò la pausa pranzo, ma chi aveva voglia di mangiare? Ero completamente scombussolata e fui molto grata alla mia amica per aver deciso di andare in un locale, a qualche chilometro dalla chiesa. Sinceramente non credo che sarei riuscita a sopportare di mangiare nella mensa comune con gli altri partecipanti. Avrei continuato a guardarmi intorno sussultando ad ogni rumore più forte del normale.

La seconda mietitura

Rosary in Hands

Alle 15 iniziò il secondo round e volli credere alla mia amica quando mi giurò che il peggio ormai era passato. Notando gli “urlatori folli” seduti buoni buoni a un lato della chiesa e controllati a vista dai ragazzoni, mi rilassai un pochino… ma non fu una condizione permanente. Dopo un paio d’ore di messa, domande, risposte, preghiere e canti, ci mettemmo in fila in base al nostro numerino, per ricevere la benedizione personale. Il tocco dell’esorcista, acqua santa e un chicco di sale benedetto da mettere sotto la lingua… e la seconda mietitura ebbe inizio. Chi sveniva, chi scappava (di nuovo), bambini che strillavano a squarciagola, chi cambiava voce, e io che non riuscivo a smettere di sentirmi così impotente e piena di domande.

Come potevo accettare che così tanta gente soffrisse a causa del male? Perchè molti di loro – credenti e praticanti – continuavano a tornare in quella chiesa per mesi, se non anni, senza riuscire a liberarsi? E perchè dovevano soffrire così anche i bambini, esseri assolutamente innocenti? Nel suo “botta e risposta” del pomeriggio, il prete diede molte spiegazioni ma, fin troppe cose non mi tornavano e sembravano incoerenti… Come potevo accettare che così tanta gente soffrisse a causa del male? Perchè molti di loro – credenti e praticanti – continuavano a tornare in quella chiesa per mesi, se non anni, senza riuscire a liberarsi? E perchè dovevano soffrire così anche i bambini, esseri assolutamente innocenti? Nel suo “botta e risposta” del pomeriggio, il prete diede molte spiegazioni ma, fin troppe cose non mi tornavano e sembravano incoerenti…

E venne il nostro turno

poi venne il nostro turno e realizzai, all’improvviso, di essere accerchiata dai muscolosi ragazzoni. della serie “da qui non si scappa”. Sono convinta che fosse una semplice precauzione ma, in quel momento, mi sentii come in trappola. Arrivando davanti al prete, fu come trovarsi davanti a Gesù nel giorno del giudizio: un errore e vieni cancellata per sempre! Ad ogni modo, vuoi per l’agitazione della giornata, vuoi per la soggezione che incuteva il prete, quando vidi la “catinella” di acqua santa che stava per versarci addosso, istintivamente feci un passo indietro, andando ovviamente a sbattere contro uno dei ragazzoni. Ovviamente mi bloccò prontamente per rimettermi al mio posto. Il risultato? Ci beccammo una seconda abbondante lavata. Uscimmo dalla chiesa mezz’ora più tardi, con i capelli ancora gocciolanti e i vestiti da strizzare. Fradicia ma sinceramente sollevata che fosse tutto finito senza un tour privato nella stanzetta.

 La stessa sera c’era in programma una cena per il compleanno di mio padre e io mi ritrovai a guardarmi intorno, seduta al tavolo del ristorante, insolitamente pervasa da un senso di tristezza, a chiedermi quanti, fra le decine di clienti che stavano cenando allegramente, avrebbero iniziato a tossire per colpa dell’incenso, cambiando voce ed espressione del viso, e fuggendo di corsa dalla stanza.

Dubbi, domande e crisi

Quella giornata mi diede molto da pensare ma, quella vocetta, mi perseguitò per settimane. Ogni momento in cui mi trovavo da sola quella vocina agghiacciante mi rimbombava nella testa. Non potete immaginare quanto sia stato difficile ritrovare un equilibrio fra dubbi, paura, condizionamenti religiosi e realtà. Non so dirvi con certezza cosa mi spinse ad affrontare un’avventura del genere. Forse una grande curiosità alimentata dal fascino misterioso di quel mondo. Oppure la convinzione, o la speranza, di riuscire a comprendere meglio, e ad affrontare in modo definitivo, le mie paure. ma al termine di quella giornata il bilancio fu piuttosto pesante: troppi dubbi, un milione di domande senza risposta e una crisi religiosa pazzesca! 

La mia fede mi impediva di credere che il male potesse avere il sopravvento: che fine aveva fatto Dio? E se questo male poteva colpirci a causa del nostro comportamento e delle nostre scelte, dov’erano finiti perdono e redenzione? Perchè colpiva tutti indiscriminatamente compresi bambini piccolissimi e assolutamente innocenti? Una vocina dentro di me continuava a ripetermi che, in tutto questo, c’era qualcosa di sbagliato. Ho sempre creduto che la forza del bene e dell’amore potesse vincere su tutto ma, dopo una giornata in quella chiesa, ogni mia certezza sembrava soppiantata dal dubbio. Sostituita dalla convinzione che il male si nascondesse ovunque, intorno e dentro di noi, e che il Diavolo potesse fare davvero qualsiasi cosa, indisturbato.

Credere o non credere

Non potevo credere che si trattasse di una “recita” e neanche di un’allucinazione collettiva, ma non potevo nemmeno accettare che noi fossimo cosi impotenti e deboli davanti ad un male così insidioso e subdolo. Quella, fu la prima volta ma non l’ultima. Negli anni successivi – con gli adeguati intervalli fra una gita e l’altra – mi recai più volte in quella chiesa. Mi arricchii ogni volta di un esperienza diversa, fino a quando non capii di essermi fatta un’idea molto precisa sulla questione esorcismi, sui condizionamenti religiosi e sulla coscienza collettiva, e di non avere più bisogno di vivere giornate così “intense”.

Voi avete mai partecipato a un esorcismo o fatto un’esperienza simile alla mia, in una chiesa? Cosa vi ha spinto a parteciparvi e, soprattutto, cosa vi ha lasciato, qual’è stato il bilancio a fine giornata?