L’entità del bagno.

Stanotte, io e mia sorella abbiamo fatto lo stesso “sogno”. Anzi, forse è meglio dire che l’entità del bagno si è presentata a entrambe…in sogno. Mia sorella ricorda molti dettagli mentre io sono invasa da sensazioni che, istintivamente, riconosco come certezze. Abbiamo cercato di ricostruire la “storia” unendo tutti gli elementi a nostra disposizione e, il risultato, si è rivelato piuttosto coerente e convincente.

L’entità si è mostrata come una ragazza molto giovane, forse 16 anni, con lunghi capelli neri, il viso molto pallido e gli occhi decisamente tristi. Sembrava bagnata: i capelli e l’abito erano zuppi d’acqua. Se ne stava lì, davanti a me, dritta e immobile, in mezzo al nulla. E’ strano ma oltre alla sua figura, c’era solo vuoto: come se fosse sospesa in una nebbia fitta e lattiginosa ma assolutamente nitida. E’ difficile da spiegare.

La sua storia

Ha raccontato di essere stata costretta a sposare un uomo molto più anziano di lei. Un ricco signore del castello del suo villaggio. Quando lui si è stancato di lei e dei suoi pianti, se n’è liberato annegandola nel canale che attraversava le segrete del castello. La scena della morte l’abbiamo sognata entrambe ed è stato come vedere un film al cinema. Eravamo lì ma potevamo solo osservare e non è stato molto piacevole.

A quanto pare il suo spirito è ancora intrappolato lì sotto, per questo ha bisogno di aiuto per liberarsi. Si, ma come? Cosa potrei fare io per aiutarla?

Le mie indagini

Mi fido delle mie percezioni ma resto comunque una persona pratica e razionale, perciò ho fatto delle ricerche alla biblioteca del mio comune. Beh, ho avuto la conferma che, nel Medioevo, nel luogo in cui abito ora, c’era effettivamente un castello. Ci troviamo a poche centinaia di metri dal fiume Reno quindi è plausibile che ci siano torrenti sotterranei. E’ noto che Bologna sia piena di canali, visibili e non, e a quei tempi erano addirittura navigabili. C’era anche l’usanza di far sposare ragazzine troppo giovani a signorotti troppo attempati.

Questo quartiere, che ora fa parte dell’area metropolitana di Bologna, fino agli anni ’70 – ’80 ospitava solo campi e contadini, oltre a due torrette in ricordo dell’antico castello. Non so perchè questa entità si sia rivolta proprio a me. Non so neanche perchè sia convinta che io possa aiutarla ma, mentre mi parlava, nei suoi occhi non ho percepito solo tristezza e paura ma anche risolutezza e speranza. Per quanto riguarda la sua storia poi, i conti tornano. Non so ancora cosa farò ma qualcosa verrà fuori. Per ora, per qualche strano motivo, ogni volta che penso a quella ragazza mi appare nella mente il nome Lucia. Sarà davvero il suo nome?